DOCUMENTARIO FANNA
Il minuto più lungo

Piano narrativo e operativo per regia, produzione, riprese e montaggio

Uso interno team tecnico / produzione
1. Sintesi della suddivisione

Il documentario viene impostato come racconto corale di circa 43 minuti. Non deve diventare una sequenza di trenta interviste messe una dopo l'altra, ma una sola storia composta da molte voci. La regola interna è: ogni persona deve raccontare solo il pezzo che nessun altro può raccontare meglio.

1
00:00–02:00

Apertura shock: entrare subito nella scossa, senza spiegazioni. Voci frammentate, nero, dettagli, prime immagini di paura.

2
02:00–04:30

Poesia + foto storiche: trasformare la cronaca in memoria. Voce, foto storiche del Comune, sottotitoli se friulano.

3
04:30–05:00

Titolo: dare identità al film. Il minuto più lungo — Fanna e la memoria del terremoto.

4
05:00–10:00

Fanna prima: mostrare il mondo prima della frattura — farmacia, panificio, locanda, cortili, famiglie, botteghe.

5
10:00–20:00

La sera del 6 maggio: ricostruire la prima scossa in modo corale e fisico — boato, buio, paura, ricerca dei familiari.

6
20:00–26:00

La notte: passare dal panico all'attesa — auto, prati, telefoni, telegrammi, parenti lontani, prime notizie.

7
26:00–30:00

L'unica vittima: fermarsi su una perdita precisa, senza enfasi — Luigi Rosa, Gian Pietro Marcon, soccorso, silenzio.

8
30:00–36:00

Il paese si organizza: Comune, sindaco, tendopoli, cucina, scuola, farmacia, panificio, volontari.

9
36:00–40:00

Settembre: secondo climax — paura consapevole, cementificio, asfalto a onde, case a fisarmonica, terrore lucido.

10
40:00–43:00

Cosa resta oggi: trauma, memoria e paese cambiato — paura rimasta, sogni, cortili spariti, solidarietà, messaggio ai giovani.

2. Principio editoriale

La traiettoria narrativa è: prima c'era un paese vivo; poi arriva il minuto che cambia tutto; poi la notte, il lutto, la risposta organizzativa, la seconda paura di settembre e infine ciò che resta oggi. Il terremoto va raccontato come evento fisico, familiare, sociale e identitario.

Evento fisico

Rumore, buio, case che si piegano, polvere, odori, corpo che reagisce.

Evento familiare

Tutti cercano qualcuno: figli, sorelle, genitori, marito, fratelli lontani.

Evento sociale

Il paese cambia forma; i cortili e i rapporti non tornano uguali per molti testimoni.

Evento organizzativo

Fanna reagisce con Comune, volontari, scuola, cucina, lavoro e servizi che ripartono.

Evento di memoria

A distanza di anni il terremoto resta nel corpo, nei sogni e nelle paure quotidiane.

3. Sviluppo dettagliato delle parti
00:00–02:00
Apertura shock / Dentro la scossa

La prima scena deve iniziare senza contesto, direttamente dentro il ricordo. Nero iniziale, voce di un testimone anziano o fortemente emotivo, poi altre voci che si sovrappongono per frammenti. Non è importante capire subito chi parla: è importante sentire che qualcosa sta accadendo.

Testimoni e funzione
  • Walter Di Luzio: panico fisico, scricchiolio, buio, sorella da salvare.
  • Novella Facchin: boato, odore di zolfo, montagne in fuoco, terrore di restare intrappolata.
  • Gianluigi Davide: cielo rosso, persone che urlano, "fine del mondo".
  • Mario Bernardon: paura nello stomaco, stretta interna, brivido che ritorna.
  • Isabella Petrucco: locanda piena, fuoco sulle montagne, pensiero di guerra/bombe.
  • Gina Ferrarin: buio, cabina telefonica, figli, trauma dei luoghi chiusi.
Domande da cercare
  • Qual è il primo suono che ricorda?
  • Qual è la prima immagine che vede ancora oggi?
  • Cosa ha fatto il suo corpo prima ancora di pensare?
  • Chi ha cercato per primo?
  • C'è una frase o una parola che le è rimasta impressa?
Note di regia / montaggio

No giornalista. Alternare frasi brevissime. Sound design basso e non invadente. L'apertura deve durare poco ma lasciare subito un segno.

02:00–04:30
Poesia + foto storiche / Dal nero al bianco

Dopo lo shock iniziale, lo spettatore deve capire che non sta guardando una cronaca televisiva ma un lavoro di memoria. Dal nero si passa al bianco, entra la poesia o un testo forte legato a Margherita Penzi o alla memoria del paese.

Testimoni e funzione

Margherita Penzi: poesia, friulanità, scuola, comunità, sciacallaggio, capacità di reazione. Voce alternativa: lettura poetica se la voce originale non è disponibile.

Domande / elementi da cercare

Esiste un testo poetico già scritto? Quali parole raccontano meglio il paese ferito? C'è una frase in friulano che va mantenuta originale?

Immagini e coperture

Foto storiche fornite dal Comune: macerie, case, strade, persone, tendopoli, documenti, dettagli del paese.

Note di regia / montaggio

Se la poesia è in friulano, mantenere la voce originale e sottotitolare in italiano. Musica minima, dissolvenze lente e pulite. Tono sospeso, lento, rispettoso. Non deve sembrare una sigla televisiva.

04:30–05:00
Il Titolo
Titolo consigliato

Il minuto più lungo — Fanna e la memoria del terremoto

Dopo poesia e archivio arriva il titolo, come vera apertura del film. Deve essere semplice, pulito, non troppo grafico.

Titoli alternativi
Dopo il boato
Fasin di bessôi
Quando la terra entrò nelle case
Fanna, il paese che tremò
05:00–10:00
Fanna prima / Il mondo di prima

Questa parte serve a costruire il mondo che poi viene spezzato. Deve far sentire Fanna come paese vivo: luoghi, cortili, famiglia, lavoro, botteghe, locanda, panificio, farmacia.

Federica Albini

Farmacia, madre, sorella incinta, famiglia e certezze. Da cercare: odore dei farmaci, forza della madre, farmacia che riparte.

Isabella Petrucco

Locanda Al Baccaro, vita del locale, famiglia e lavoro. Da cercare: figlia, cucina, vita cambiata.

Giacomo Toffolo

Panificio, lieviti, lavoro quotidiano. Da cercare: lampadario, rumore, famiglia, pane dopo due giorni.

Giorgio Parutto

Negozio/falegnameria, Fanna il giorno prima, spartiacque umano. Da cercare: negozio chiuso 5 minuti prima.

10:00–20:00
La sera del 6 maggio / La prima scossa

È il cuore sensoriale del documentario. La scossa non va raccontata con una sola testimonianza lunga, ma con un montaggio corale: una persona ricorda il caldo, un'altra il rumore, un'altra il buio, un'altra il figlio da cercare.

Costruire micro-blocchi narrativi che si susseguono in crescendo fisico e immersivo. Lo spettatore deve percepire il corpo che non sa come reagire.

Testimoni e funzione
  • Antonella Albini: incinta, paura per il bambino, parete caduta sul letto.
  • Federica Albini: sorella incinta, farmacia, odore dei farmaci, famiglia.
  • Gina Ferrarin: cabina telefonica, buio, figli, marito.
  • Walter Di Luzio: trattoria, sorella, buio, scricchiolio, bomba.
  • Novella Facchin: boato, zolfo, montagne in fuoco.
  • Isabella Petrucco: locale pieno, urla, figlia, guerra/bombe.
  • Giacomo Toffolo: panificio, lampadario, rumore, corsa verso casa.
  • Gianluigi Davide: cielo rosso, gente che urla, anziani, tende.
  • Claudio Bacco: animali, polveriera, corvi assenti, serpenti.
  • Giannina Lovisa e Antonio Bernardon: animali agitati, vipere, case che si piegano.
Domande da cercare
  • Dov'era esattamente?
  • Cosa stava facendo un minuto prima?
  • Quando ha capito che non era una scossa normale?
  • Qual è il primo rumore?
  • Qual è la prima immagine?
  • Chi ha cercato per primo?
  • Che cosa vedeva attorno a sé?
20:00–26:00
La notte / Famiglie, telefoni, telegrammi

Dopo la scossa cambia la domanda: non più "cosa sta succedendo?", ma "dove sono quelli che amo?". Questa parte racconta attesa, comunicazioni impossibili, telefoni, telegrammi, famiglie divise.

Maria Totis

Notte in macchina, figli, posta, telegrammi, marito sindaco assente.

Mario Bernardon

Notte in paese, Comune, numero unico, settimana h24.

Luciana Nevodini

Figlie in collegio a Udine, attesa, telegramma.

Claudio Bacco

Militare lontano, ansia per i cari, ritorno a Fanna.

Sergio Rosa

In macchina, paese al buio, terremotato anomalo.

Federica Albini

Fratello lontano e impossibilità di comunicare.

26:00–30:00
L'unica vittima / Primi soccorsi

Momento delicato. Il film deve fermarsi su una perdita reale, senza usare toni da cronaca nera. Questa parte va costruita con rispetto, silenzio e pochi elementi forti.

Testimoni e funzione
  • Luigi Rosa: racconto dell'unico morto, trasporto in ospedale, Bruno e Laura.
  • Gian Pietro Marcon: soccorso, primo telefono, prime azioni, filo lungo in strada, telefonate anche dall'America.
Domande / elementi da cercare
  • Come ha saputo che c'era una persona da soccorrere?
  • Cosa ricorda del momento in cui l'avete trovata?
  • Come si è svolto il trasporto?
  • Cosa le è rimasto di quell'episodio?
Note di regia

Sobrio, fermo, rispettoso. Poche parole, pause, musica quasi assente.

Far precedere e seguire la sequenza da un momento di respiro. Non enfatizzare con musica drammatica.

Immagini

Luogo se identificabile, strada, dettagli neutri, foto se disponibili, volto in silenzio, mani.

30:00–36:00
Il paese si organizza / Fasin di bessôi

Qui il film cambia energia: dalla ferita alla reazione. Fanna non resta immobile. Comune, sindaco, volontari, cucina, scuola, farmacia, panificio e tecnici diventano la macchina della sopravvivenza.

Mario Bernardon

Comune, ordinanze, asilo, tendopoli, volontari.

Domenico Vizzari

Tecnico, gestione economica, prefabbricati, case anni Ottanta.

Isabella Petrucco

Cucina per circa 200 persone, baraccopoli.

Natalina Lucia Mongiat

Scuola, bambini, lezioni in garage/panchine.

Giacomo Toffolo

Pane dopo due giorni.

Alfredo Conzatti

Squadre, anziani, impianto idraulico, controllo tende, furti.

36:00–40:00
Settembre / La paura consapevole

Secondo climax del film. Non deve sembrare "un altro terremoto uguale", ma una ferita diversa: a maggio molti non avevano ancora capito, a settembre invece sapevano già che cosa significava quella paura.

"A maggio molti non avevano ancora un nome per quella paura. A settembre, invece, il terremoto era già entrato nella loro coscienza."

Testimoni e funzione
  • Maria Totis: paura a settembre, consapevolezza maturata.
  • Isabella Petrucco: nervi a fior di pelle, boato, case che si incrociavano.
  • Walter Di Luzio: scossa di settembre in officina.
  • Ernesto Castellan: cementificio, torre di 60 metri, cemento armato che scricchiola, asfalto a onde.
  • Giorgio Parutto: di giorno è peggio perché oltre a sentirlo lo vedi.
  • Novella Facchin: case a fisarmonica, bambino, consapevolezza che si poteva morire.
  • Claudio Bacco: settembre peggio perché ormai c'era coscienza del terremoto.
  • Giacomo Toffolo: consapevolezza che nulla è davvero "alle spalle".
Domande da cercare
  • Perché settembre fu diverso?
  • Fu più forte o più spaventoso?
  • Cosa si vedeva di giorno?
  • Quando ha capito che la paura era ormai riconoscibile?
  • Cosa ha fatto appena è iniziata la scossa?
Immagini e coperture

Cementificio, strade, edifici, cemento, pilastri, luoghi aperti, spazi industriali, foto storiche del secondo periodo.

40:00–43:00
Cosa resta oggi / Memoria e trauma

Chiusura sul presente. Il terremoto non è solo ciò che è successo nel 1976, ma ciò che ancora vive nel corpo, nei sogni, nelle paure e nel modo in cui il paese si ricorda o non si ricorda.

Gina Ferrarin

Paura del chiuso e del buio, Fanna ricostruita ma diversa.

Antonella Albini

Terremoto fisico e sociale, cortili spariti, rapporti cambiati.

Giorgio Parutto

Spartiacque umano, Fanna un giorno prima.

Walter Di Luzio

Ancora oggi corre in giardino.

Novella Facchin

Terrore rimasto, paura di restare intrappolata.

Sergio Rosa

Sogni, corpo che percepisce anomalie.

Mario Bernardon

Paese cambiato, radici che si perdono.

"Le case sono tornate in piedi. Ma chi c'era quella sera sa che alcune cose, da allora, hanno continuato a tremare."

4. Mappa testimoni: cosa chiedere a chi

Questa sezione serve a evitare interviste fotocopia. Ogni testimone ha un ruolo preciso nel racconto e va guidato verso il suo fulcro narrativo.

5. Domande guida da usare sul set

Le domande devono produrre risposte complete, emotive e montabili. Evitare domande sì/no o troppo generiche.

1
Prima del terremoto
  • Com'era Fanna prima del terremoto?
  • Qual era il luogo della sua vita?
  • Che odori, rumori, abitudini ricorda?
  • Che cosa rappresentava casa, bottega, scuola o famiglia per lei?
2
La scossa
  • Dov'era esattamente?
  • Cosa stava facendo un minuto prima?
  • Qual è il primo suono che ricorda?
  • Qual è la prima immagine che vede ancora oggi?
  • Chi ha cercato per primo?
  • Cosa ha fatto il suo corpo prima ancora di ragionare?
3
La notte
  • Dove avete dormito?
  • Chi non riuscivate a contattare?
  • Come arrivavano le notizie?
  • Cosa si sentiva per strada?
  • Quando avete capito la dimensione del disastro?
4
Soccorsi e ricostruzione
  • Chi ha preso in mano la situazione?
  • Quali erano le priorità?
  • Come funzionava la tendopoli?
  • Come sono ripartiti scuola, posta, farmacia e panificio?
  • Cosa significava "fare da soli"?
5
Settembre
  • Perché settembre fu diverso?
  • Fu più forte o più spaventoso?
  • Cosa si vedeva di giorno?
  • Quando ha capito che la paura era ormai riconoscibile?
  • Cosa ha fatto appena è iniziata la scossa?
6
Chiusura / memoria
  • Cosa le è rimasto addosso?
  • C'è qualcosa che ancora oggi non riesce a fare?
  • Fanna è tornata come prima?
  • Cosa si è perso nei rapporti umani?
  • Cosa dovrebbe sapere chi non c'era?
  • Che frase lascerebbe ai giovani?
6. B-roll, archivio e immagini da cercare

Il B-roll non deve essere "bello" in modo generico: deve coprire frasi precise, aiutare i tagli e sostenere l'emozione del racconto.

Fanna prima

Cortili, vecchie case, botteghe, forno/pane, farmacia, posta, locanda, scuola, mani su fotografie, album, oggetti familiari.

La scossa

Muri, porte, scale, finestre, strade strette, campanile, interni scuri, dettagli domestici, foto storiche, crepe se presenti.

La notte

Lampioni, strade vuote, auto, prati, campi, cielo, telefono, telegrammi, documenti, fili, posta.

Soccorsi e ricostruzione

Comune, asilo, scuole, documenti, mappe, ordinanze, foto tendopoli, luoghi prefabbricati, cucina, cantieri, case ricostruite.

Settembre

Cementificio, strade ampie, asfalto, edifici, cemento, pilastri, luoghi aperti, spazi industriali, foto del secondo periodo.

Cosa resta

Volti in silenzio, album che si chiude, cortili vuoti, paese oggi, finestre, campanile, dettagli domestici, mani ferme, strade tranquille.

7. Spunti e informazioni utili generali
Non dividere matematicamente i 43 minuti

Il calcolo 43 minuti / 30 persone è utile solo per capire il volume, ma non deve guidare il montaggio. Alcuni testimoni sono pilastri, altri frammenti. La storia decide il peso.

Ruolo della giornalista

La giornalista deve coprire solo ciò che manca: raccordi temporali, dati essenziali, passaggi complessi. Obiettivo: massimo 3-4 minuti complessivi su 43.

Uso del friulano

Le frasi in friulano vanno mantenute quando sono spontanee, autentiche o emotivamente forti. Sottotitoli italiani puliti e leggibili. Non far tradurre subito se si spezza il momento.

Risposte complete

Prima dell'intervista ricordare: rispondere includendo il senso della domanda. Esempio: "Quella sera mi trovavo…" invece di "a casa". Questo salva il montaggio.

Audio prima di tutto

Audio pulito come priorità assoluta: lavalier + backup se possibile. Registrare 30 secondi di room tone in ogni location. Controllare vento, frigo, traffico, campane e riverbero.

Non partire dal trauma senza preparazione

Prima di fare domande dure, fare qualche minuto di conversazione. La persona deve sentirsi dentro una chiacchierata, non dentro un interrogatorio.

Momenti di silenzio

Dopo risposte forti, non interrompere subito. Lasciare qualche secondo di silenzio: spesso in montaggio vale più di una frase.

Tono generale

Storico ma non didascalico; umano ma non ricattatorio; istituzionale ma non freddo; emotivo ma non melodrammatico.

8. Checklist rapida per il giorno di ripresa

Verificare ogni punto prima e dopo ogni sessione di ripresa con i testimoni.

Prima dell'intervista
  • Verificare per ogni testimone quale capitolo deve coprire prima di iniziare l'intervista.
  • Preparare 5-7 domande mirate, non una lista generica uguale per tutti.
  • Registrare audio con lavalier e backup quando possibile.
  • Non forzare ricordi traumatici: se la persona si commuove, lasciare tempo.
Durante e dopo l'intervista
  • Riprendere dettagli delle mani, fotografie, oggetti e luoghi utili a coprire tagli.
  • Chiedere risposte complete e autonome.
  • Annotare subito le frasi in friulano e la traduzione indicativa.
  • Segnare eventuali frasi forti da evidenziare in montaggio.
  • Dopo l'intervista, girare sempre almeno 10 minuti di B-roll collegato alla sua storia.
  • A fine giornata, nominare file e cartelle per testimone/capitolo, non solo per data.
9. Organizzazione file consigliata

Per facilitare il montaggio, conviene organizzare il materiale non solo per giornata, ma anche per funzione narrativa.

01_Apertura_Shock

Materiale per l'apertura sensoriale e frammentata.

02_Poesia_Archivio

Testi poetici, foto storiche, materiale d'archivio del Comune.

03_Fanna_Prima

Interviste e B-roll sul mondo prima della frattura.

04_Prima_Scossa

Testimonianze corali della sera del 6 maggio.

05_Notte_Telegrammi

Attesa, comunicazioni, famiglie divise, notte.

06_Unica_Vittima

Sequenza sobria e rispettosa sulla perdita.

07_Organizzazione_Ricostruzione

Comune, volontari, scuola, cucina, lavoro che riparte.

08_Settembre

Secondo climax: paura consapevole, cementificio, terrore lucido.

09_Cosa_Resta

Chiusura sul presente: trauma, memoria, paese cambiato.

10_Broll_Luoghi

B-roll di luoghi, dettagli, strade, cortili, oggetti.

11_Archivio_Comune

Foto ufficiali, documenti, ordinanze, materiale storico.

12_Audio_RoomTone_Backup

Room tone, backup audio, tracce di sicurezza per ogni location.

10. Nota finale di direzione

La forza del documentario non sarà nel numero di testimonianze, ma nella precisione con cui ciascuna viene usata. Il terremoto deve essere raccontato come un'esperienza che attraversa il corpo, la famiglia, il paese e il tempo.

Il risultato finale deve lasciare allo spettatore una sensazione chiara: Fanna non ha soltanto subito un terremoto; ha attraversato una frattura che ha cambiato case, rapporti, memoria e modo di stare insieme.

Una sola storia

Il film deve sembrare una sola storia raccontata da tante voci, non una raccolta di ricordi individuali.

Corpo, famiglia, paese, tempo

Quattro dimensioni del terremoto che si intrecciano lungo tutto il racconto.

Precisione narrativa

Ogni persona racconta solo il pezzo che nessun altro può raccontare meglio.